FPS - FEDERAZIONE DEI LAVORATORI PUBBLICI E DEI SERVIZI

 

ITINERARI CASERTANI

 

 

Terra di Lavoro 

La provincia di Caserta è come tagliata in due, da est a ovest, dal maggior fiume del Mezzogiorno: il Volturno. Delimitata a oriente dall'Appennino e a occidente dal lungo Litorale Domiziano, è attraversata dalla parte settentrionale a quella meridionale da due grandi vie di comunicazione: l'antica Via Consolare Appia e la modernissima Autostrada del Sole. Il fitto reticolo di strade e superstrade che completa l'impianto delle strutture viarie assicura rapidi e comodi collegamenti in auto o con bus di linea. La raggiungibilità dei suoi centri è completata dalle linee ferroviarie.

Turismo

Diverse le prospettive turistiche che la provincia di Caserta offre a chi vi giunge per motivo di lavoro o per diletto. Una storia plurisecolare fa di Terra di Lavoro un territorio ricco di arte, cultura e tradizioni. La favorevole posizione geografica e la mitezza del clima ne fanno un punto di riferimento importante sotto l'aspetto paesaggistico - a tratti mozzafiato in alcuni scorci dei contrafforti matesini - e delle risorse naturali, non a caso alcune acque oligominerali casertane sono note in tutto il Paese. 

La Reggia vanvitelliana

La storia del Palazzo Reale di Caserta ha inizio il 28 agosto del 1750, quando Carlo di Borbone, re delle Due Sicilie da 16 anni, acquista dagli eredi della famiglia Caetani Acquaviva il territorio pianeggiante, ai piedi dei Monti Tifatini, dove si trovavano un piccolo villaggio ed una torre piramidale, un "torrazzo", precisamente. Quell'acquisto costò all'erario reale ben 489.343 ducati. Una iniziativa che puntava a dare al regno una nuova capitale, lontana dal mare e dalle offese che da questo potevano venire, come era stato dimostrato dalla flotta inglese nel 1742, quando questa aveva minacciato di bombardare Napoli e come avverrà oltre mezzo secolo dopo, quando ad ormeggiare nelle acque si presenterà Nelson con le sue cannoniere per costringere alla resa i capi della Repubblica Partenopea del 1799 ed impiccare al più alto pennone della sua ammiraglia Francesco Caracciolo). 

Una nuova città, insomma, nella quale il Palazzo Reale costituisse il centro propulsore ed amministrativo. Un progetto ambizioso, per il quale si rendeva necessario assumere un architetto all'altezza del compito. Fu proprio il Papa - Benedetto XIV a dare a Carlo di Borbone - destinato a salire al trono di Spagna col nome di Carlo III -  l'autorizzazione ad assumere un architetto napoletano, di origine olandese, che stava lavorando alla preparazione del Giubileo del 1750: Luigi Vanvitelli. Nel 1751 il progetto fu ufficialmente presentato al re che lo approvò. Poco meno di due anni e mezzo dopo la transazione con i Caetani Acquaviva, e precisamente il 20 gennaio del 1752, veniva posata la prima pietra. Erano presenti il re e sua moglie Amalia di Sassonia, il ministro Tanucci, il Nunzio Apostolico e numerosi dignitari. Sette anni dopo, con i lavori in pieno fermento, Carlo lasciava la sua Napoli per trasferirsi a Madrid come sovrano di Spagna. Nel 1773 moriva Luigi Vanvitelli e la costruzione non era ancora ultimata; soltanto nel 1847, a distanza, quindi, di quasi un secolo dalla posa della prima pietra, veniva ultimata la Sala del Trono: l'opera poteva considerarsi compiuta.

La Reggia, in ogni modo, si poneva come cuore pulsante della nuova capitale vagheggiata da Re Carlo: un impianto urbanistico moderno, una città-corte che competesse con Versailles. Una città andava sorgendo intorno all'antico "torrazzo" degli Acquaviva ed al loro cinquecentesco palazzo, richiamando abitanti della zona e, soprattutto, quelli della vicina, antica Casa Hirta (oggi Borgo Medioevale di Casertavecchia). Un impianto urbanistico che regge perfettamente anche oggi, a distanza di oltre due secoli dalla sua progettazione, e che tuttora esalta la funzione del Palazzo Reale e del suo Parco. La Reggia, sulla scorta dei meticolosi documenti contabili di Corte, costò una cifra enorme per l'epoca: ben 6.133.507 ducati, dodici volte e mezzo il costo di tutto il territorio ceduto dagli eredi degli Acquaviva. Accurata fu la scelta dei materiali: il tufo da San Nicola La Strada, il travertino da Bellona (la famosa "pietra di Bellona"), la calce da San Leucio, la pozzolana da Bacoli, il laterizio da Capua, il ferro da Follonica, il marmo grigio da Mondragone e quello bianco da Carrara. 

La pianta del palazzo è rettangolare, con i lati di metri 247 e 190, un perimetro di 874 metri, un'altezza di 41 metri, una superficie di oltre 44.000 metri, e una volumetria di quasi 2.000.000 di metri cubi. L'area interna è divisa in quattro per altrettanti cortili e con due corpi di fabbrica che si intersecano ad angolo retto. Ognuno dei quattro grandi e splendidi cortili ha gli angoli smussati da un taglio a 45 gradi, e questo accorgimento, insieme con le geniali intuizioni di Vanvitelli, contribuisce ad evitare le rozze squadrature che sarebbero state inevitabili per la mole dell'edificio, "rendendo l'architettura più fluida e meno massiccia di quello che potrebbe apparire a prima vista" (Gian Marco Jacobitti). Alla Reggia Vanvitelli progettò un accesso da Napoli altrettanto monumentale e maestoso, con un grande vialone (oggi Viale Carlo III) che si innesta su un doppio emiciclo che forma la grande Piazza Vanvitelli, e dal quale si scorge, fin da lontano, la facciata della costruzione, che appare d'un delicato rosa che si sta-glia sull'azzurro del cielo ed il verde delle colline. Oltre ai cortili ed agli altri spazi creati dall'intersezione dei corpi di fabbrica, il Palazzo Reale comprende 1.200 stanze con 1.742 finestre (245 delle quali si aprono nella facciata).Di questi ambienti soltanto 134 erano, però, destinati alla famiglia reale. 

La Reggia di Caserta appartenne alla Casa Borbone per oltre un secolo: dal 1752 al 1860, anno in cui passò ai Savoia. Un decreto ministeriale la attribuì al demanio dello Stato Italiano nel 1919. La vicenda della Reggia di Caserta si sovrappone perfettamente al tracciato storico degli oltre due secoli della sua vita. Vanto, orgoglio e fasto dei Borbone all'inizio, controllata per brevissimo tempo dalla Repubblica Napoletana nel 1799 e nello stesso anno riappropriata al Borbone fino al 1805, quando le sorti di Napoleone portarono il condottiero corso a dominare l'intera Europa e ad assegnare prima al fratello del Bonaparte, Giuseppe, e poi, nel 1808, a Gioacchino Murat il Regno delle Due Sicilie, tornò alla Casa Borbone con la caduta delle aquile napoleoniche ed il susseguente Congresso di Vienna nel 1815. Seguì il periodo Savoia dal 1860 al 1919. Dal 1926 e negli anni che precedettero e videro lo svolgersi del Secondo Conflitto Mondiale, e fino al 1943, ospitò l'Accademia dell'Aeronautica Militare Italiana. Il 14 dicembre del 1943, dopo lo sbarco degli Alleati a Salerno, fu occupata dalle Armate Alleate. Il 27 aprile del 1945 accolse i plenipotenziari che vi firmarono la resa delle armi germaniche in Italia. Nel luglio del 1994, infine, ha ospitato, per una cena offerta dal Presidente della Repubblica, i Capi di Stato in occasione del Vertice G7. Attualmente accoglie la Soprintendenza ai Beni Ambientali Artistici Architettonici e Storici di Caserta, l'Ente Provinciale per il Turismo di Caserta, la Società di Storia Patria, la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione, la Scuola Sottufficiali dell'Aeronautica Militare. 

Borgo di Casertavecchia

A circa dieci chilometri dalla reggia vanvitelliana sorge il borgo medioevale di Casertavecchia, posto a 401 metri sulle pendici dei Monti Tifatini. L'origine del paese è ancora incerta: comunque pur ammettendo un originale nucleo romano o preromano è più agevole riferirne l'origine all'epoca longobarda, nell' VIII secolo.Dallo storico longobardo Erchemperto, (861) la prima notizia di Casertavecchia  "Casa Hirta" il borgo appartenne in un primo momento ai Longobardi del Principato di Capua e fu poi dato nell'879 a Pandulfo di Capua che ne fu il primo conte. Nei secoli VIII-IX Casertavecchia vide un notevole incremento della sua popolazione: l'inizio delle incursioni saracene spingeva infatti gli abitanti della pianura a cercare rifugio in luoghi montani più sicuri, specie dopo la distruzione delle vicine cittadine di Sessuola e di Calazia, che portò anche al trasferimento nel borgo montano della sede vescovile.

Fino al secolo XII la storia di "Casa Hirta" si confonde comunque con quella della Contea di Capua, inserendosi nelle lotte interne tra i signori longobardi e dei Bizantini e Napoletani. Nell 1062 veniva occupata da Riccardo I, conte di Aversa, ed aveva così inizio il periodo della dominazione normanna che doveva vedere, accanto ad un maggiore sviluppo della popolazione e della vita urbana, il sorgere della Cattedrale e di altri importanti edifici pubblici. Passata agli svevi, la cittadina conobbe il suo momento di maggiore importanza anche nel campo politico, sotto il conte Riccardo di Lauro (1232-1266), del casato dei Sanseverino, valido consigliere e fiduciario di Federico Il. Nelle lotte tra Svevi ed Angioini il borgo fu accanto ai primi mostrandosi poi devoto ai vincitori, per i quali parteggiò nella guerra angioino-durazzesca. È dall'inizio della dominazione aragonese (1442) che Casertavecchia vede lentamente ma inesorabilmente sminuire la sua importanza. Con il conte Giulio Antonio Acquaviva (1578-1596), quando già da tempo si era avuto ormai un maggiore sviluppo della città verso il piano la  residenza comitale veniva trasferita al villaggio Torre, nella pianura. Rimaneva ancora, a dare un certo splendore alla città sui monti, la presenza del vescovo e la studiosa operosità del seminario. Ma il destino era ormai segnato: ai primi del secolo XVII anche la residenza episcopale veniva portata a valle, a Falciano. E con la venuta dei Borboni nell'Italia Meridionale la parabola discendente poteva dirsi ormai conclusa: nel 1752 il re Carlo affidava al Vanvitelli l'incarico di costruire la Reggia di Caserta: era giunta l'ora per gli abitanti della vecchia città di trasferirsi in pianura. La stessa Cattedrale, trasformata in parrocchia, venne affidata a pochi monaci francescani. Sulla sommità del poggio domina la città un possente torrione cilindrico, resto dell'antico castello. Dal castello, percorrendo strette viuzze tra case che conservano ancora la struttura e il silenzio solenne degli antichi borghi medievali, si discende alla piazza del Vescovado.Qui sorgono i più importanti edifici del piccolo centro: l'imponente Cattedrale, l'antico palazzo vescovile alla sua sinistra e di fronte la sede del seminario. 

Il Belvedere di San Leucio

E' l'esempio vivente del come i Borboni costruivano i nuovi borghi per sperimentarvi impianti industriali su basi di assoluta autonomia aziendale. Nata da un capriccio di Ferdinando IV o forse figlia dell'utopia sociale dell'età dei lumi, la Real Colonia ha comunque un grande merito: aver dato l'avvio ad una tradizione serica che oggi è ancora fortemente presente con otto aziende che operano nel settore.Il sito acquistato nel 1750 da Carlo III di Borbone in cui Ferdinando IV volle fondare la Real Colonia di San Leucio, piccolo nucleo urbano rappresentativo di una città ideale (Ferdinandopoli) in cui dare attuazione ad un programma innovativo di riforme sociali, introducendovi inoltre la manifattura della seta.

 Il sovrano attuò il suo disegno in tappe successive, secondo una serie di interventi forse non del tutto preordinata, che sfocerà comunque nell'istituzione della Colonia e nell'affermazione della sua vocazione manifatturiera: tra il 1773 ed il 1787 fece recintare il bosco di San Leucio, ampliare l'antico Casino del Belvedere, edificare - secondo uno schema di lotti abitativi disposti a schiera - i quartieri di San Ferdinando e San Carlo, installare i filatoi per la lavorazione della seta nel cortile del Belvedere. 

Palazzo Vecchio

Sito nel centro storico, è oggi destinato ad uso pubblico, come edificio che accoglie la Questura e la Prefettura. Nel corso dei secoli ha subito radicali modifiche. L'edificio nacque in epoca angioina su commissione dei Signori De La Ratta, come struttura che inglobava la torre difensiva medievale.Nel XVI secolo la famiglia Acquaviva ne ordinò l'ampliamento ed alcune modifiche. Nel XVIII secolo Carlo III di Borbone incaricò Luigi Vanvitelli di trasformare il palazzo per destinarlo a dimora provvisoria per la corte.
La costruzione era composta da un pianterreno che occupava un'ampia area corrispondente a circa un terzo di ettaro.

 

La Cattedrale

L’attuale edificio si trova su di una precedente chiesa dedicata all'Annunziata, facente parte del convento del Carmine. Il progetto, nonché la direzione dei lavori, è di Giovanni Patturelli modificato dall'architetto Pietro Bianchi, che ne allargò la navata centrale. La Cattedrale fu ultimata negli arredi nel 1837 dall’architetto Pietro Valente. La chiesa ha una pianta a croce latina, a tre navate, preceduta da un pronao.

                                                                                  S.Giovanni Battista

Esistente già nel 1310, la cappella, sede della Confraternita di San Giovanni, fu ristrutturata tra il l760 e il 1763. Autore del progetto e direttore dei lavori fu Leonardo Pinto, capomastro della Reggia di Caserta. La ristrutturazione si era resa necessaria in quanto la costruzione era stata invasa dall'ampliamento delle cappelle della vicina chiesa dell'Annunziata avvenuto nel corso del '700, che ne aveva ridotto lo spazio, non più funzionale alle esigenze del culto. 

Chiesa di Montevergine

 La chiesa è datata anno 1636, come si legge all'ingresso. Nelle sue adiacenze il 1 ottobre 1860 vi fu uno scontro tra le forze borboniche ed i garibaldini. Costruzione religiosa di piccole dimensioni a pianta rettangolare che ricorda le chiese campestri con annesso romitaggio. Ubicato al termine di un asse viario rettilineo che conduceva all'attuale piazza Vescovado e proseguiva fino alla chiesa di S. Sebastiano, questo edificio segnava il limite orientale della struttura urbana del villaggio Torre. Alle sue spalle confluivano le strade provenienti da Maddaloni, dalla vicina FaIciano, da Casertavecchia e dalle borgate di Tuoro e Garzano. L'elemento architettonico di rilievo è la facciata, dalle linee classiche, conclusa da un timpano e scandita da coppie di lesene collocate ai lati dell'ingresso. Il rilievo a stucco, collocato sull'ingresso raffigura la Madonna tra i Santi.

Opera Salesiana

Negli inizi dell’Opera Salesiana incontriamo tre persone: Don Rua, M.lle Lasserre e la principessa Maria Immacolata M.I. di Borbone. M.lle Lasserre, il 14/6/1845, offrì a Don Rua duemila franchi per la costruzione, a Caserta, di un complesso salesiano. Don Rua ne informò il Vescovo di Caserta Mons. Cosenza e il 28-2-1896 fu acquistato il terreno e l’ing. Santangelo fu incaricato di redigere il progetto. La posa della prima pietra avvenne il 14-6-1896. La chiesa è in stile neoclassico, divisa in tre navate. Sull'altare maggiore è conservato il grande quadro di Maria SS. Immacolata, commissionato da San Giovanni Bosco e portata da Torino a Caserta da Don Rua. 

Sant'Agostino

 Il Complesso conventuale, costruito nel 1441, ad opera dei Padri Agostiniani, risale ad una donazione del principe Andrea Matteo Acquaviva nel 1623. Nel 175O Luigi Vanvitelli apportò alla Chiesa un notevole rifacimento utilizzando parte dei materiali pregiati della Reggia. La chiesa di S. Agostino diventata Parrocchia di S. Sebastiano in seguito all'incendio della chiesa del santo patrono di Caserta.

Palazzo al Boschetto

Di rilevante interesse storico-artistico, costituisce una rara e preziosa testimonianza della Caserta preborbonica. Fatto costruire da Andrea Matteo Acquaviva, nel periodo in cui egli fu principe di Caserta (1594-1634), l'edificio quale residenza suburbana, fu luogo destinato allo svago e al divertimento. Nel suo interno conserva, a tutt'oggi, affreschi di pregevole fattura, opera quasi certamente di Belisario Corenzio, un pittore di origine greca, molto attivo a Napoli e provincia tra la fine del ‘500 e la prima metà del '600. 

San Francesco di Paola

 La chiesa di San Francesco di Paola, sita nella periferia del comune di Caserta, sorge presso il parco della Reggia di fronte al bosco vecchio. Essa era parte di un convento fondato intorno al 1605 dal principe Andrea Matteo Acquaviva per i Frati Minimi (ordine scaturito da quello francescano istituito da Francesco di Paola nel XV secolo). Il 31 marzo 1727 vi sostò il papa Benedetto XIII. Nella sua cripta nel 1773 fu sepolto Luigi Vanvitelli. 

Scuola di Polizia

La Vaccheria reale, oggi sede della Scuola di Polizia, risale al 1750 circa, anno in cui i Bordone l'acquistarono dai Principi d'Acquaviva per realizzarne una stalla per 136 vacche più una capretteria, con attigua lavorazione di ottimi formaggi e di sostanze che venivano adoperate nella tessitura della seta. Da una mappa fatta nel 1857 dall'ingegnere De Carlo, si rileva che era già una caserma. Il tempietto ubicato nel cortile interno fu realizzato all'inizio del 1800 poiché era già inserito nella planimetria di De Carlo. 

Sant'Antonio

 L'attuale chiesa, commissionata nel 1843 da Ferdinando I di Borbone all'architetto Pietro Valente (Napoli 1796/1859), sorge su un'area occupata da un preesistente edificio religioso. (chiesa di S. Caterina di Alessandria), a cui venne annesso un convento di Frati (12 settembre 1575) per volere di Giulio Antonio Acquaviva di Caserta. Il complesso fu ampliato e trasformato nel corso dei secoli prima dai Conventuali (XVII secolo) e poi dai Carmelitani (XVIII secolo) fino a che soppresso nel decennio francese, fu incamerato nei beni della Reale Amministrazione del Sito di Caserta ed affidato ai padri Liguorini con Decreto Regio del 30 luglio 1823. La successiva ricostruzione della chiesa avvenne nel periodo della restaurazione borbonica. La pianta progettata dal Valente ha uno schema controriformistico che si rifà a quello della chiesa del Gesù realizzata dal Vignola a Roma. 
Siti archeologici

Nell'area dell'antica Capua (oggi S. Maria Capua Vetere), ma anche in altre zone, vi sono le testimonianze più antiche della presenza umana. L'Anfiteatro Campano, il Mitreo, il Criptoportico, la Conocchia rappresentano i maggiori riferimenti dell'antica Capua. Da non trascurare le rovine di Suessa, l'area archeologica di Sinuessa, di Teanum Sidicinum, di Cales e di Alife.

Monumenti e Musei

Caserta


 Palazzo Reale - Appartamenti storici: tutti i giorni dalle 8.30 alle 19.30. Lunedì chiuso.


 Parco Reale - Tutti i giorni dalle 8.30 alle 14.30. Lunedì chiuso.


 Giardino inglese: visite accompagnate per gruppi ogni ora dalle 9.30 alle 13.30. Lunedì chiuso.


 Museo dell’Opera e del Territorio - Tutti i giorni 9-12.30. Lunedì chiuso.


Biglietto d’ingresso: appartamenti storici, museo dell’Opera (4,20 euro); parco e giardino inglese (2,00 euro). Biglietto cumulativo appartamenti e parco (6,00 euro). Biciclette nel parco: 1,00 euro. 

Per i cittadini dell’Unione Europea dai 18 ai 25 anni 50% di riduzione. Ingresso gratuito fino a 18 e oltre 65 anni. Ingresso gratuito al Parco della Reggia per i cittadini residenti nei Comuni di Caserta e Casagiove.


Info e prenotazioni: 0823 447147; posta elettronica:
reggiacaserta@tin.it 


 Duomo Casertavecchia - piazza Duomo, tel.0823 371318. (Orario di apertura: mattino 9-13; pomeriggio 15.30-18.00 (invernale); 15.30-20.30 (estivo).


 Belvedere S. Leucio - visite guidate tutti i giorni dalle ore 9 alle 13 e dalle 14,30 alle 18. Info e prenotazioni: 0823 301706 (anche fax).

Natura

Caserta

Bosco di San Silvestro, oasi WWF.
Visite guidate. Orario: periodo invernale (ottobre-aprile) 10-11-14,30; periodo estivo (maggio-settembre) 10-11-16.30. Agosto chiusa.
Info e prenotazioni: 0823 361300 - 0330 796840.